martedì 30 giugno 2009
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Il punto di riferimento delle vostre (e nostre) piacevolissime e lunghissime giornate di lezione alla Sani 11, tra un appunto e un' esercitazione, tra un cracker e un twitter, rimanete aggiornati su tutto ciò che accade tra queste mitiche mura...
Tra le dolci colline sabine, un bel giorno, nasce lei, Angela. Appena uscita dal ventre materno, nel tentativo di scoprire dove sia sbucata, incalza i dottori con una serie di domande: non riuscendo a trovare le 5W, si incazza, chiedendosi dove diavolo sia finita la notizia. Nella culla Angela si fa installare un fax: non si sa mai che arrivi un comunicato stampa interessante. A 1 anno la prima breve, a 3 il primo articolo, a 6 anni è editorialista del New York Times, ma viene rispedita a casa quando scoprono che tra i suoi sogni c'è quello di iscriversi a Scienze della Comunicazione. Coronato il suo sogno di aspirante comunicatrice, inizia, con una testata locale, una collaborazione ricca di soddisfazioni: non la pagano da due anni. All'università Angela è bravissima, i professori la adorano. Ha solo un difetto: non ditele di portare il lettore sulla scena del fatto. Potrebbe essere pericoloso. Per voi.
“E adesso??” furono le prime amorevoli parole della mamma quando il piccolo Andrea venne alla luce, nell’oscuro antro di una gondola, in una calda e afosa notte di agosto. Cullato dalla laguna, Andrea crebbe in fretta. A 12 anni, come tutti i primogeniti delle tribù veneziane, fu iniziato. Per 3 giorni fu lasciato solo, a piazza San Marco, in mezzo a stormi di piccioni famelici e orde di giapponesi armati fino ai denti. Seguendo le orme del padre, come da tradizione, ottenne la licenza da gondoliere. Soldi, fama, donne e pantegane scorrevano a fiumi, ma una profonda inquietudine gli lacerava l’animo. Raggiunta la maggiore età abbandonò la famiglia e si mise alla guida di un gruppo di rivoluzionari di Porto Marghera. Con i nuovi compagni, tentò un golpe per restaurare la Serenissima Repubblica che fallì dopo l’epica battaglia di Rialto, nella quale Andrea e 300 dei suoi, issato il vessillo del doge sul ponte, lo difesero per ore accerchiati dalle armate di mercenari assunte con contratto a progetto dal Comune. Salvatosi per miracolo, fuggì a Roma dove, si dice, siano già a decine i seguaci pronti a seguirlo nel suo sogno rivoluzionario.
Totti. Di nome. Volevano chiamarlo cosi il loro pargoletto. I genitori del piccolo Davide avevano le idee chiare. "Sarà er capitano daa maggica" dicevano in giro. La manifesta lazialità del nonno materno però, li fece desistere. Come Achille nell'infernale stige, anche Davide fu immerso, appena nato, nelle bionde acque del tevere. Per i capelli. Le imprecazioni del tenero lupacchiotto furono udite nel raggio di chilometri. A 5 anni diede i primi calci ad un pallone. A 6 il primo cucchiaio. Quello della zuppa di barbabietole rosse, che adorava. Da ragazzo, con gli amici del quartiere, si dava da fare per far su qualche soldo. Mascella prominente e sguardo truce, bazzicava attorno al Colosseo, mettendosi in posa per i turisti. Spesso dimenticava il gonnellino d'ordinanza a casa, esibendo con noncuranza le pudenda. Fu denunciato. Mancanza di segnaletica per carichi sporgenti, raccontano alcune ragazze del luogo. Dopo alcuni anni passati a tagliare porchetta in una bettola di Trastevere, decide di prendere casa. Alla Boccea, per un suo vecchio cruccio. Ultimamente, lo si intravede alla Sani. Occhio al suo sguardo, è magnetico.
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