martedì 30 giugno 2009
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Alessandro Barbano's interview - The futur of information
domenica 24 maggio 2009
La soria esiste solo se qualcuno la racconta

lunedì 18 maggio 2009
Ipse dixit

L'intervista - Giornalisti a confronto
martedì 12 maggio 2009
Quando l’abito fa….l’assunzione!

Si devo prendere il numeretto, cavolo 33, vedere sul display, ok 5 perfetto. Ho solo 28 donne anziane e mamme che scelgono pannolini davanti a me. Eppure devo solo comprare una pomata per l’eritema solare, frutto prezioso della prima giornata di mare. Farmacia: niente, mi tocca far la fila. Comincio a leggere le etichette dei prodotti esposti (qualcuno potrebbe dire:“Come quando si è in bagno!”Esattamente così) creme,cremine,saponette e sciroppi,finalmente qualcosa da leggere,in lontananza scorgo un Ok salute,mi faccio spazio tra le vecchiette che la mattina non hanno mai nulla da fare se non farti fare una fila chilometrica prima dal medico di famiglia e poi ovviamente in farmacia.Cosa ci farà mai la Lola Ponce in copertina? Pure su Ok salute…..ah scoperto l’arcano:una macchietta marrone sulla fronte. Povera Lola ho pensato, come farà ora con Notre Dame De Paris? Se ne accorgerà qualcuno?
Vado oltre. Più curiosi più intelligenti….si ci può stare, l’albicocca regala una pelle di pesca…ci sta , ma ecco il motivo di questo post che a qualcuno potrebbe risultare insignificante, banale, fuori luogo soprattutto dopo Barbano che parla di crisi del giornalismo.Giuro che non l’ho fatto di proposito,i precedenti non contano nulla.Comunque banale, insignificante, forse è così ma sicuramente lo leggerete e ci aumenteranno le pageview. Mi cade l’occhio sul titolo. “é provato, ai colloqui di lavoro l’abito fa il monaco”.E qui casca l’asino.
Tra poco più di un anno cari amici e colleghi della Sani, che lo vogliate o no il tempo delle mele cesserà di esistere, niente più cazzeggio nel cortile, niente più pizza university, niente lavori per Petrone (eccetto assunzione in Rai tramite raccomandazione). Non so come dirvelo, sto cercando un modo indolore…ragà bisogna andare a lavorare, a guadagnà la pagnotta come si dice a Roma.Lo so non siete preparati, ma d’altronde neanche il mondo del lavoro è preparato per ospitarci quindi non siamo soli ad affrontare il problema.Comunque per ingoiare la pillola ovviamente senza zucchero qualche consiglio per affrontare almeno il colloquio, almeno i primi minuti, almeno i primi secondi in cui il tizio della selezione farà scorrere i suoi gelidi occhi su di voi dalla testa ai piedi e vi sentirete delle merde, perché sicuramente voi penserete che l’abito non fa il monaco, ma non è così l’abito fa…l’assunzione. Ma non sono io che lo dico è uno studio di Harvard pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience,tranquilli non è di Scienze della Comunicazione. Come far colpo in un minuto quindi ?
PER LEI: Capelli corti o raccolti, indice di serietà. Capelli lunghi e sciolti sono perfetti per un appuntamento amoroso quindi scordatevi l’assunzione ( ma non ne sarei poi così sicura). Preferire stile acqua e sapone, il make up? Lasciatelo per una cena galante (magari con il futuro capo). Look sobrio, tailleur poco vistoso. Per carità evitate il rosso che fa molto seduzione esplicita.
PER LUI: E qui è già più complicata l’assunzione. Capelli corti o a zero che danno l’impressione di successo nel lavoro. Barba ben rasata, la barbetta di due o tre giorni va bene solo per rimorchiare. Per finire dal momento che l’abito fa il nuovo posto di lavoro, per una classica posizione aziendale il look formale giacca e cravatta non può che risultare quello vincente.
Dopo questa breve quanto interessante lettura …ragà il 33! Morale: è ora di iniziare seriamente a pensare di metter da parte il simbolo della nostra giovinezza e spensieratezza universitaria, appendete al chiodo le Converse e vai di mocassino e tacco 12.
Tra le dolci colline sabine, un bel giorno, nasce lei, Angela. Appena uscita dal ventre materno, nel tentativo di scoprire dove sia sbucata, incalza i dottori con una serie di domande: non riuscendo a trovare le 5W, si incazza, chiedendosi dove diavolo sia finita la notizia. Nella culla Angela si fa installare un fax: non si sa mai che arrivi un comunicato stampa interessante. A 1 anno la prima breve, a 3 il primo articolo, a 6 anni è editorialista del New York Times, ma viene rispedita a casa quando scoprono che tra i suoi sogni c'è quello di iscriversi a Scienze della Comunicazione. Coronato il suo sogno di aspirante comunicatrice, inizia, con una testata locale, una collaborazione ricca di soddisfazioni: non la pagano da due anni. All'università Angela è bravissima, i professori la adorano. Ha solo un difetto: non ditele di portare il lettore sulla scena del fatto. Potrebbe essere pericoloso. Per voi.
“E adesso??” furono le prime amorevoli parole della mamma quando il piccolo Andrea venne alla luce, nell’oscuro antro di una gondola, in una calda e afosa notte di agosto. Cullato dalla laguna, Andrea crebbe in fretta. A 12 anni, come tutti i primogeniti delle tribù veneziane, fu iniziato. Per 3 giorni fu lasciato solo, a piazza San Marco, in mezzo a stormi di piccioni famelici e orde di giapponesi armati fino ai denti. Seguendo le orme del padre, come da tradizione, ottenne la licenza da gondoliere. Soldi, fama, donne e pantegane scorrevano a fiumi, ma una profonda inquietudine gli lacerava l’animo. Raggiunta la maggiore età abbandonò la famiglia e si mise alla guida di un gruppo di rivoluzionari di Porto Marghera. Con i nuovi compagni, tentò un golpe per restaurare la Serenissima Repubblica che fallì dopo l’epica battaglia di Rialto, nella quale Andrea e 300 dei suoi, issato il vessillo del doge sul ponte, lo difesero per ore accerchiati dalle armate di mercenari assunte con contratto a progetto dal Comune. Salvatosi per miracolo, fuggì a Roma dove, si dice, siano già a decine i seguaci pronti a seguirlo nel suo sogno rivoluzionario.
Totti. Di nome. Volevano chiamarlo cosi il loro pargoletto. I genitori del piccolo Davide avevano le idee chiare. "Sarà er capitano daa maggica" dicevano in giro. La manifesta lazialità del nonno materno però, li fece desistere. Come Achille nell'infernale stige, anche Davide fu immerso, appena nato, nelle bionde acque del tevere. Per i capelli. Le imprecazioni del tenero lupacchiotto furono udite nel raggio di chilometri. A 5 anni diede i primi calci ad un pallone. A 6 il primo cucchiaio. Quello della zuppa di barbabietole rosse, che adorava. Da ragazzo, con gli amici del quartiere, si dava da fare per far su qualche soldo. Mascella prominente e sguardo truce, bazzicava attorno al Colosseo, mettendosi in posa per i turisti. Spesso dimenticava il gonnellino d'ordinanza a casa, esibendo con noncuranza le pudenda. Fu denunciato. Mancanza di segnaletica per carichi sporgenti, raccontano alcune ragazze del luogo. Dopo alcuni anni passati a tagliare porchetta in una bettola di Trastevere, decide di prendere casa. Alla Boccea, per un suo vecchio cruccio. Ultimamente, lo si intravede alla Sani. Occhio al suo sguardo, è magnetico.