lunedì 18 maggio 2009
L'intervista - Giornalisti a confronto
Parliamo di crisi del giornalismo, con chi il giornalismo lo fa. Interrogati due professionisti del mestiere per capire la situazione della stampa italiana e il suo futuro.
Materiale occorrente: stanza deserta, lampada da tavolo, ventilatore, videocamera.
Imputati: Sergio Rizzo, responsabile della redazione economica romana del Corriere della Sera e docente di etica del giornalismo all’Università La Sapienza, e Wolfgang Achtner, videogiornalista americano che da oltre quarant’anni vive e lavora in Italia.
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Tra le dolci colline sabine, un bel giorno, nasce lei, Angela. Appena uscita dal ventre materno, nel tentativo di scoprire dove sia sbucata, incalza i dottori con una serie di domande: non riuscendo a trovare le 5W, si incazza, chiedendosi dove diavolo sia finita la notizia. Nella culla Angela si fa installare un fax: non si sa mai che arrivi un comunicato stampa interessante. A 1 anno la prima breve, a 3 il primo articolo, a 6 anni è editorialista del New York Times, ma viene rispedita a casa quando scoprono che tra i suoi sogni c'è quello di iscriversi a Scienze della Comunicazione. Coronato il suo sogno di aspirante comunicatrice, inizia, con una testata locale, una collaborazione ricca di soddisfazioni: non la pagano da due anni. All'università Angela è bravissima, i professori la adorano. Ha solo un difetto: non ditele di portare il lettore sulla scena del fatto. Potrebbe essere pericoloso. Per voi.
“E adesso??” furono le prime amorevoli parole della mamma quando il piccolo Andrea venne alla luce, nell’oscuro antro di una gondola, in una calda e afosa notte di agosto. Cullato dalla laguna, Andrea crebbe in fretta. A 12 anni, come tutti i primogeniti delle tribù veneziane, fu iniziato. Per 3 giorni fu lasciato solo, a piazza San Marco, in mezzo a stormi di piccioni famelici e orde di giapponesi armati fino ai denti. Seguendo le orme del padre, come da tradizione, ottenne la licenza da gondoliere. Soldi, fama, donne e pantegane scorrevano a fiumi, ma una profonda inquietudine gli lacerava l’animo. Raggiunta la maggiore età abbandonò la famiglia e si mise alla guida di un gruppo di rivoluzionari di Porto Marghera. Con i nuovi compagni, tentò un golpe per restaurare la Serenissima Repubblica che fallì dopo l’epica battaglia di Rialto, nella quale Andrea e 300 dei suoi, issato il vessillo del doge sul ponte, lo difesero per ore accerchiati dalle armate di mercenari assunte con contratto a progetto dal Comune. Salvatosi per miracolo, fuggì a Roma dove, si dice, siano già a decine i seguaci pronti a seguirlo nel suo sogno rivoluzionario.
Totti. Di nome. Volevano chiamarlo cosi il loro pargoletto. I genitori del piccolo Davide avevano le idee chiare. "Sarà er capitano daa maggica" dicevano in giro. La manifesta lazialità del nonno materno però, li fece desistere. Come Achille nell'infernale stige, anche Davide fu immerso, appena nato, nelle bionde acque del tevere. Per i capelli. Le imprecazioni del tenero lupacchiotto furono udite nel raggio di chilometri. A 5 anni diede i primi calci ad un pallone. A 6 il primo cucchiaio. Quello della zuppa di barbabietole rosse, che adorava. Da ragazzo, con gli amici del quartiere, si dava da fare per far su qualche soldo. Mascella prominente e sguardo truce, bazzicava attorno al Colosseo, mettendosi in posa per i turisti. Spesso dimenticava il gonnellino d'ordinanza a casa, esibendo con noncuranza le pudenda. Fu denunciato. Mancanza di segnaletica per carichi sporgenti, raccontano alcune ragazze del luogo. Dopo alcuni anni passati a tagliare porchetta in una bettola di Trastevere, decide di prendere casa. Alla Boccea, per un suo vecchio cruccio. Ultimamente, lo si intravede alla Sani. Occhio al suo sguardo, è magnetico.
Il personaggio di Wolfgang Achtner oramai però è troppo esplicito. Della serie "il giornalista straniero che dice tutto senza peli sulla lingua contro i media italiani". Oramai non appare più molto veritiero secondo me. Voi che dite?
RispondiEliminaIntanto ti ringrazio Luca per aver commentato.
RispondiEliminaIn ogni caso concordo, lui gioca molto su sto fatto.. si è creato il suo personaggio, il contestatore, l'antitaliano etc.. alla base è vero quello che dice però secondo il mio parere ha la tendenza, che per un giornalista nn è mai buona, di parlare troppo di sè stesso e soprattutto di generalizzare eccessivamente. Possiamo criticare quanto vogliamo il giornalismo italiano ma non credo che non esistano delle isole felici anche qui da noi..
Sono d'accordo sull'esasperazione, a volte, della critica al giornalismo e al mondo dell'informazione italiana, ma credo che Achtner parli con cognizione di causa. Alla fine le cose che dice sono abbastanze vere, sono sotto gli occhi di tutti, anche dei nostri. Non mi fido invece dellaq superiorità del giornalismo anglosassone o americano perchè non ho idea di come funzioni li, quindi sotto questo punto di vista Achtner calca troppo la mano. Ma che la situazione del giornalismo italiano sia pietosa nulla da dire! poveri noi utopici!!!!
RispondiEliminaio credo che achtner dica la verità nuda e cruda: le cose come sono, le cose che nessuno vuole sentirsi dire/ammettere. tenendo conto che sono 40 anni che vive in italia, se parla con toni esasperati forse è perchè vuole più bene al Paese lui che tutti i non-giornalisti italiani messi insieme. poi, certo, la mia è solo un'opinione.
RispondiEliminalalunganottedellitalia.blogspot.com